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Un cinquantennio di attività bacologica


 


Nota

Il testo di questa pagina è la trascrizione diretta di una piccola pubblicazione del 1924, disponibile anche come


24 Novembre 1874 - 24 Novembre 1924
Un cinquantennio di attività bacologica

Luigi Martini
Direttore del Regio Osservatorio Bacologico di Osimo





24 Novembre 1874 - 24 Novembre 1924: cinquant’anni di vita dello Stabilimento Bacologico fondato da Luigi Martini in Osimo.
Luigi Martini, nei suoi sessantanov’anni, splendidamente portati, può guardare al passato con soddisfazione, perché può constatare di non aver trascorsa invano la sua vita.

Nato nel 1855 da Giuseppe e da Maria Cardella, di modestissime condizioni, nel territorio di Osimo, seppe ascoltare gl’incitamenti del babbo, un tenace lavoratore del braccio e rustico cultore del canto, le ferme parole della mamma, i consigli di un vecchio maestro di campagna, e del suo buon parroco, per avviarsi da sè sulla via della propria elevazione civile.
Appresi dal vecchio maestro gli elementi di scrittura e lettura, già quattordicenne lo sostituì, alla sua morte, nella funzione di maestro dei piccoli contadini, dividendo con loro quel poco che sapeva.
Morto il padre ed aperte dal Comune le prime scuole gratuite, dovette pensare a qualcosa di più sodo. Ed eccolo in Osimo a 16 anni come uomo di casa dell’Avvocato Francesco Petrini, professionista di valore ed uomo aperto a tutte le nuove correnti dell’Agricoltura. Li fa un po’ di tutto: fattore, sorvegliante, ed anche da segretario dell’Avvocato. Vi apprende agricoltura pratica, mentre la sua coltura generale si arricchisce di giorno in giorno sotto l’influenza di tanto maestro.

E siamo al gran passo: nel 1874, intuendo l’immancabile rinascita della bachicoltura italiana, susseguente all’indirizzo scientifico portato dal Pasteur con la selezione cellulare delle farfalle nel campo della bacologia, il Petrini volle che Luigi Martini andasse a studiare alla Regia Stazione Bacologica di Padova, diretta dai Proff. Verson e Quajat. Egli andò, tornandone poi con la patente di Direttore di Regio Osservatorio bacologico. La sua via era così segnata.
Ma anche un altro maestro ebbe il Martini nel prosieguo degli anni. Fu questi l’Ing. Francesco Clerici milanese, che per tanti anni ebbe a dirigere il Bollettino d’Agricoltura di Milano, organo della Società Agraria di Lombardia. L’Ing. Clerici, come già avevano fatto i Proff. Verson e Quajat medici, dalla sua coltura generale più che la sua professione, si volse a coltivare bachicoltura e gelsicoltura. Sperimentatore instancabile, come lo era il Petrini in agricoltura, accese ancor più in Luigi Martini la passione per l’indagine coscienziosa.

Luigi Martini, appassionato della bacologia ed alieno da spirito commerciale, non corse dietro ai facili guadagni, ma memore di essere stato imberbe maestro già a 14 anni, non ha mai cessato di far parte agli altri del proprio sapere.
Perciò i suoi scritti oramai sono sparsi fra tutti i periodici del genere.
L’Industria Serica di Torino - il Bollettino d’Agricoltura - il Corriere del Villaggio - la Guida del Bachicultore - il Sole organo quotidiano dell’industria e del commercio italiano, tutti di Milano - le Informazioni Seriche del Ministeri dell’Economia di Roma - il Bollettino della Regia Stazione Sperimentale di Gelsicoltura e Bachicoltura di Ascoli Piceno - tutti ebbero i suoi scritti.
Numerose furono poi le pubblicazioni bacologiche. Citiamone alcune:
- Guida del Bachicoltore, Osimo 1888
- Manuale di Bachicoltura pratica, Milano 1901
- La Robustezza delle razze del bombice del gelso, Torino 1902
- Guida pratica per gli allevamenti estivi e autunnali e per la preparazione del seme necessario, Milano 1921
- Del Sistema Economico Friulano, Parma 1922
- Dell’allevamento dei Bachi da seta durante l’estate, Tivoli 1923
- Norme di Bachicoltura, Roma 1924 (in corso di stampa).

In tutti i suoi scritti due caratteri predominano: lo studio accurato della bacologia e la cura assidua dello sviluppo della prosperità nazionale, concependo la scienza al servizio della Nazione.
Egli ha sempre davanti agli occhi il vecchio e pur moderno e tenace Giappone. Di rimando: gli osservatori che il Giappone tiene in Italia hanno fatto comprendere da tempo che seguono con vigile attenzione quanto scrive il Martini nella sua tenace propaganda.
Ma dell’esempio del Giappone, il Martini fa un’arma per stimolare lo sviluppo della bachicoltura italiana come fonte di ricchezza nazionale, non già per suscitare invidia od ostacolare gli interessi economici giapponesi. Le statistiche dimostrano che nel mondo c’è sempre un larghissimo posto pei produttori di seta. E appunto constatando come la massima produzione di bozzoli il Giappone l’ottenga in Estate-Autunno, egli si è fatto apostolo dei cosiddetti secondi allevamenti. Sottomettere la coltura del gelso all’allevamento del baco da seta, come fa il Giappone, ecco la sua idea base: meno grossa coltura e più rapida ed intensa coltura ecco il secondo assioma.

Ma gli ostacoli erano tre: inadatta confezione del seme - alto costo della manodopera e deficenza della foglia di gelso - deficenza di locali. Egli ha superato il primo prolungando l’estivazione a mite temperatura e meno l’ibernazione del seme annuale. Il metodo venne reso pubblico nel Bollettino d’Agricoltura di Milano nel 1902.
S’intende facilmente che nascite regolari potranno aversi estraendo dalla frigorifera il seme da metà maggio in poi. E’ questa dunque la soluzione maestra del problema degli allevamenti tardivi primaverili e degli allevamenti estivo-autunnali. Solamente pel periodo 10 luglio - 5 agosto circa, è inutile far conto sul seme annuale perché solo i bivoltini possono garantire un reddito industriale. Ma oramai l’allevamento estivo va a perdere di importanza anche al Giappone di fronte al continuo sviluppo dell’allevamento estivo-autunnale (5 Agosto in poi); allevamento primaverile e allevamento estivo-autunnale sono i due poli di massimo sviluppo della bachicoltura ed appunto il metodo Martini permette di svilupparli contemporaneamente entrambi.
Dopo poco tempo questa pubblicazione, la Sig.ra Luigia Crivelli vedova del Dott. F. Crivelli di Milano si determinò di togliere dal segreto un metodo detto embriostatico (stasi dell’embrione) trovato ed applicato dal marito e che ella, senza renderlo pubblico, comunicò a qualche semaio.
Ma se l’idea era simile per forza di cose, perché la stasi dell’embrione è il fine di ogni metodo e non un semplice metodo a sé, grandi erano le differenze di modalità che in bachicoltura son tutto; tanto che qualche esperto semaio, cercando di applicare alla lettera il metodo Crivelli, ebbe disastri completi. Né altrimenti poteva accadere quando si pensi che questo prescrive temperature elevatissime di circa 30 °C, cosa irrazionale e pericolosissima per la vita del Seme. Sicché ogni metodo deve ritenersi differente dall’altro, e quello di Luigi Martini deve avere il suo nome per puro debito di giustizia.

Però questo metodo non poteva affermarsi nella pratica senza l’aiuto di un ente superiore e forte. Luigi Martini, dotato di modesta fortuna, accumulata con diuturna fatica, non poteva gettarsi nell’alea commerciale. E mentre altri semai s’erano gettati a sfruttare il metodo delle nascite estemporanee del seme annuale mediante l’acido cloridrico, per l’allevamento estivo, ottenendo il risultato, pei meschini raccolti, di screditare la pratica dei secondi allevamenti, egli conoscendo che a questi non erano industrialmente adatte le razze annuali, si era quasi tratto in disparte. Ma per iniziativa di un illustre cultore di bacologia, il Prof. Camillo Acqua, direttore della Regia Stazione di Gelsicoltura e Bachicoltura di Ascoli Piceno, venne finalmente per i secondi allevamenti l’ausilio dell’ente superiore: lo Stato. Per cura di questi vennero importati dal Giappone razze bivoltine selezionate, le uniche adatte per l’allevamento estivo.
Per l’instancabile attività del Prof. Acqua, s’interessarono a questo allevamento Cattedre Ambulanti e Associazioni seriche e si formarono Comitati pro bachicoltura importantissimi, primo fra tutti il Comitato Lombardo, il quale però si è fatto, sotto la guida del Prof. Luigi Castelli, oramai il pioniere degli allevamenti estivi-autunnali per i quali meglio dei bivoltini si prestano le razze annuali conservate col metodo Martini.

Poiché parallela a questa attività si è svolta l’altra dell’aumento della coltura del gelso, è da augurarsi per il bene dell’economia nazionale che l’opera del Governo, senza trascurare l’allevamento estivo, si volga con fermo proposito, come ha fatto il Giappone, ad intensificare l’allevamento estivo-autunnale (dal 5 - 10 Agosto in poi).
Superato il primo ostacolo restavano gli altri due i quali però han di comune fra loro il fatto che costituiscono gravi ostacoli anche per lo sviluppo dell’allevamento primaverile. Luigi Martini ha intravisto la soluzione del primo nell’adozione del Sistema friulano d’allevamento dei bachi coi cavalloni o spezzoni e con la foglia data insieme ai rami. Si è fatta a tal proposito la obbiezione che con la potatura annuale i gelsi deperiscono e danno foglia poco buona. Ma egli ha buon giuoco nel citare, nella sua propaganda, l’esempio dell’Ascolano e del Teramano, dove si pratica la potatura annuale, mentre sono la terra d’elezione per gli allevamenti di riproduzione. Ma egli risolve il problema anche più radicalmente propugnando lo sviluppo della coltura del gelso a siepe, a prato, a ceppaia ed a mezzo fusto. Sopratutto per gli affittuari, che devono realizzare entro breve tempo il frutto delle loro iniziative, il sistema è provvido.

Il terzo ostacolo è anche il più grave, specialmente per il mezzogiorno d’Italia. Ma la soluzione è genialissima: fare a meno dei fabbricati. E logicamente niente fuoco, nessun riparo all’aria. O tutto o nulla: le capanne e le baracche, soluzioni pessime fra tutte.
Invece un tavolato per riparare i bachi dal sole e dalla pioggia, tele ai fianchi, dei sostegni ai telai o ai cavalloni in basso sì da impedire da ogni parte l’accesso agli animali ecco quel che occorre, si collochi il tutto fra i campi magari sotto i gelsi stessi, e l’allevamento è allestito. “Scrisse nel 1906 il Lambert nel suo trattato sul baco da seta: Si ignora se queste oscillazioni giornaliere di temperatura (perfino 10 gradi nelle 24 ore) debbono essere imitate nell’allevamento industriale: potrebbe essere che i bachi avessero con questo mezzo una più grande forza muscolare”. E questo accade realmente nell’allevamento all’aria libera, mentre mancano le solite malattie e si ottengono bozzoli meravigliosi. Luigi Martini ha il merito di avere, durante 17 anni, allevato all’aperto i bachi d’ogni razza e in ogni stagione, da maggio a tutto settembre, facendo perfino l’incubazione del seme all’aperto e curando accurate osservazioni metereologiche.1 Quest’ultime sono importanti dal lato pratico e dal lato scientifico.
Dal lato scientifico risulta che il calore uniforme non è la base del buon allevamento dei bachi; lo è invece il giusto equilibrio del calore con l’umidità e con la ventilazione.
Dal lato pratico si deduce che ci possono essere località dove i compensi giornalieri naturali non avvengano in modo benefico per la salute dei bachi e allora si potranno adottare cure sussidiarie e cioè gettare acqua sulle tele se è troppo secco, o scegliere altro luogo di allevamento se è sommerso dal caldo umido stagnante senza sole. Adottare l’allevamento soltanto perché così si imita la natura, come si era preteso fin qui, sarebbe cosa antiscientifica ed empirica, ed è ben lontana dagli intendimenti che guidano l’opera di Luigi Martini. Ma quando si rifletta alle grandi quantità d’acqua che si evaporano in una bigattiera di una sola oncia, per cui occorrerebbe l’enorme ricambio d’aria di circa diecimila metri cubi nelle 24 ore, per garantirsi dallo sviluppo delle malattie occasionali del baco, si comprende subito che l’aver ripreso con mano maestra e guidata dal lume della scienza, vecchi ed empirici tentativi e l’aver dimostrato che la miglior bigattiera si può avere fuor di casa, costituisce un grande merito ed il lievito d’un grande avvenire della bachicoltura nazionale avendone superato il più grande ostacolo.

Con ciò si può dire di Luigi Martini che egli ben corrisponde al giudizio datone dal Prof. Luciano Pigorini, il degno successore del Prof. Verson nella Direzione della Stazione Bacologica di Padova, nelle sue lezioni di Biologia applicata alla Sericoltura pubblicate nel 1921 “Luigi Martini persona benemerita della bachicoltura”.
Né altre giuste soddisfazioni gli son mancate. Ha visto il suo Stabilimento onorato da preferenza dal Governo d’Ungheria fin dal 1892, da altri organismi sericoli governativi dell’Uruguai, della Spagna, della Francia e per i quattro ultimi anni dal nostro Regio Governo.

Assorto nel suo compito e nella sua passione per la bacologia, non si è mai curato di onori, né di beghe politiche. La sua vita corre tra il lavoro e la casa; ed in questo ebbe la fortuna di trovare una compagna devota ed impareggiabile in Annunziata Bartoloni, che da 43 anni gli dà la cooperazione più solidale, e gli ha dato il conforto di numerosa figliuolanza già tutta a posto nell’arte, nell’industria, o nella professione.

Luigi Martini, pur nella sua modestia, può ben guardare al suo passato come arra sicura per lui e per il suo Stabilimento di ulteriori, immancabili ascensioni.

Osimo, 24 Novembre 1924.



 

1 Bollettino della Regia Stazione Sperimentale di Gelsicoltura e Bachicoltura di Ascoli Piceno: 31 Dicembre 1922, 1 Febbraio e 1 Ottobre 1924. (↑)